1918-2018:
CENTO ANNI IN RICORDO DEI CADUTI DELLA GRANDE GUERRA

“Un sacrificio perfetto è sempre una vittoria futura”.
Questa citazione di Gabriele D’Annunzio potrebbe suonare strana ad un primissimo ascolto, soprattutto in virtù della confusa ed effimera realtà dei giorni nostri. Viceversa incarna alla perfezione il sentimento di commozione e riconoscimento verso tutte quelle persone che durante la Grande Guerra del 15/18 hanno difeso con coraggio il suolo ed i confini italiani.
Lunedì 4 novembre 1918, al culmine del conflitto, fu firmato l’armistizio di Villa Giusti, presso Padova, che sancì la vittoria sulle truppe austro-ungariche. La ricorrenza, che prenderà il nome di Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, per tantissimo tempo costituirà un festa vera e propria all’interno del calendario scolastico, lavorativo ed istituzionale. Fin da subito i nomi di questi uomini e ragazzi coraggiosi (su tutti i Cavalieri di Vittorio Veneto e i Ragazzi del ’99) rimasero impressi nella memoria dei sopravvissuti, parenti, amici e conoscenti che grazie al loro sacrificio hanno potuto continuare a vivere le proprie vite. Ogni città, paese, piccolissimo centro con poche case ha costruito e curato nel tempo un monumento commemorativo con scolpiti i nomi dei caduti in battaglia e Montevarchi non fa certo eccezione.

Domenica scorsa, oltre alla tradizionale deposizione delle corone ai vari monumenti sparsi su tutto il territorio comunale, infatti, le autorità hanno partecipato alla Santa Messa in suffragio dei caduti, presso l’Insigne Collegiata di San Lorenzo. Accompagnate dalle note del Corpo Musicale Puccini, hanno deposto, insieme alle varie associazioni di combattenti e d’Arma, l’ultima corona all’interno del monumento centrale posto sotto il loggiato del Comune, in Piazza Varchi. Qui infine sono stati letti i nomi dei duecento uomini montevarchini che sacrificarono la propria vita in nome di tutta la nazione.

Un secolo è passato da quel terribile conflitto che costò tante vite all’Italia, e non solo, anche se si tratta di un tema purtroppo ancora attuale, con tante guerre grandi e piccole (non necessariamente armate) sparse per il mondo. La speranza ed il coraggio di cambiare i luoghi dove viviamo passa senz’altro dalla responsabilità e dalla nobiltà di ogni studio e professione, ma non può sicuramente trascendere dal ricordo di chi, cento anni fa, contribuì con la propria vita a costruire tutto quello che vediamo è viviamo adesso.

Cosimo Rossi

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(E A PEDALARE)