BLUE JEANS, BLUE JEANS È ROCK ‘N’ ROLL!

635931222549753488Un’intervista al cantante di uno dei gruppi musicali di Montevarchi che ci ha fatto ballare tutti almeno una volta.. con le gambe ad angolo!
Qual è la storia del vostro gruppo?
«Gli Angeli in Blu Jeans nascono nel maggio 2008» – racconta Andrea Ghiandai (cantante) – «All’inizio si divertivano a suonare in un garage i miei amici Gianni Barlacchi (batteria) e Francesco Franceschi (chitarra), aiutati da Giulio Ornani, che avevano la passione per la musica italiana anni ’50-’60. Dopo un po’ venne loro l’idea di metter su un vero e proprio gruppo musicale e chiesero a me di farne parte come cantante. In seguito chiedemmo a Giulio Bernini (basso) di unirsi a noi e il gruppo era al completo! Ma dopo un anno circa che suonavamo ci rendemmo conto che mancava qualcosa, mancava un tocco femminile! È così che si è aggiunta anche Elisa Salemme (cantante).»

So che adesso i membri sono diversi…
«Per un breve periodo la nostra cantante si è dovuta assentare (per la gravidanza) e ha cantato con noi Sara Betti. È stato un periodo estremamente interessante e inaspettato, perché la sua presenza ci ha arricchito molto e ci ha permesso di non fermarci per la mancanza di Elisa, imparando molto da lei. Inoltre la scorsa estate il nostro batterista è dovuto partire per lavoro e questo ci ha dato modo di lavorare con molti batteristi in gamba tra cui il fratello, Gabriele Barlacchi, che si è integrato alla grande e grazie al quale siamo riusciti a coprire le date estive.»

E poi ci sono dei nuovi componenti…
«Si, nel 2010 ci siamo ritrovati senza bassista, ne abbiamo cercato un altro e abbiamo trovato quello attuale, Massimiliano Nocentini. In più due anni dopo abbiamo conosciuto il maestro Federico Elisetti durante la collaborazione con lo “Sconcerto di Natale di Montevarchi”, che accompagnava i canti con la tastiera. Grazie a questo evento abbiamo un altro importante membro è entrato a far parte del gruppo e nello stesso periodo abbiamo aggiunto anche tre fiati con i quali abbiamo una sporadica collaborazione, sopratutto quando suoniamo nelle piazze.»

Perché “Angeli in blu jeans”?
«Il nome l’ha deciso Giulio Ornani quando ancora ci divertivamo a fare un po’ di rumore in un garage, lo ha ripreso dalla canzone di Alberto Camerini “Angelo in blu jeans”. Poi anche se Giulio non ha fatto parte del gruppo, dopo è stato un segno importante: scegliere il nome è molto difficile e questo invece è proprio giusto, è stato il nostro incipit.»

Ti ricordi dov’è stato il primo live?
«Nei locali della Chiesa di Santa Maria al Pestello per una cena di finanziamento del Calcio Pestello e dopo qualche mese durante la Festa di Maggio del 2008: sì, quella è stata la fondazione del gruppo. In quell’occasione eravamo ancora soltanto gli uomini del gruppo iniziale, un gruppo di ragazzi del quartiere che suona all’interno di feste organizzate da amici. Ciò che ci ha dato la potenza iniziale è stata proprio la miriade di persone che ci ha gravitato intorno e che ci ha dato una mano in modo più o meno diretto.»

Sai spiegarti il perché di tanto successo?
«Credo per diversi motivi: primo perché è un genere che coinvolge tutti, io ho visto chiunque ballare sotto il mio palco dalla signora più anziana attirata dalla musica dei suoi anni al ragazzo più piccolo che si scioglie e balla sulle nostre note. Anche perché poi siamo passati dal fare musica italiana anni ’50-’60 al Rock ‘n’ Roll americano per un revival generale di quegli anni. In secondo luogo, noi ci divertiamo quando suoniamo e questo passa molto: il momento migliore è quando la gente si diverte con noi, a me piace pensare di trasmettere qualcosa alle persone durante i live e non solo a livello musicale. E quando questo succede e vedi l’entusiasmo nelle persone, saresti in grado di suonare per ore!»

Per quanto riguarda l’esperienza dei matrimoni?
«Abbiamo cominciato nei locali più piccoli, come tutti, e poi nelle piazze fino a quando un amico ci ha chiesto di suonare al suo matrimonio. E poi col passaparola abbiamo suonato a molti matrimoni in vari posti d’Italia. È bella come esperienza, perché entri nel vivo della coppia, è come se facessi parte della famiglia, entri nella storia delle persone abbiamo assistito a situazioni magari personali, ed è bello.»

Qualche nota negativa?
«Le difficoltà sicuramente ci sono state, sia a livello musicale, quando non tornano le canzoni, ma anche difficoltà dettate da impegni lavorativi o familiari dei membri. Ma ognuna di queste che stiamo definendo “difficoltà” invece ci ha permesso di migliorarci sempre. La perdita momentanea di Elisa ci ha permesso di coinvolgere per un periodo un’altra cantante, Sara Betti, che ci ha insegnato cose importanti. Il nostro hobby ci ha permesso di conoscere tante persone.»

Un gruppo come il vostro ha mai pensato alla presenza di un corpo di ballo?
«In realtà sì. Il problema è trovare ambienti adatti alle situazioni, perché non sono molti i locali che garantiscono tanto spazio: noi siamo sei, più tre fiati e non tutti i posti ci possono garantire uno spazio del genere. Pensiamo anche a delle coriste, per il futuro l’idea sarebbe di poter creare delle formule complete, con un corpo di ballo che ci accompagni durante qualche occasione un po’ più speciale. Cerchiamo di migliorarci sempre perché non si smette mai di imparare!»

Ci lasci qualche ANTICIPAZIONE in anteprima?
«In effetti c’è un evento che abbiamo in programma per il sabato di Pasqua che è per noi molto importante, perché suoneremo al Nirvana e apriremo la serata ad un nome importante, autore di molte delle nostre cover: Edoardo Vianello! Mi avessero detto 8 anni fa che avrei suonato con un’icona delle canzoni che mi impegno a cantare, non ci avrei mai creduto!»

Salutiamoci con qualche episodio divertente…
«Credo che quello più divertente da raccontare sia quando eravamo un gruppo formato da pochi anni e le persone che non ci conoscevano ancora ci chiedevano di cantare gli inni al Signore credendo che facessimo musica sacra!»

Cosa diresti agli adolescenti che oggi vogliono mettere su un gruppo?
«A livello musicale non potrei dirgli niente, gli suggerirei soltanto di affrontare un percorso di studio musicale, perché con uno studio più intenso io stesso avrei fatto qualcosa di meglio. Devono suonare per passione e non scegliere un genere perché “va di moda” o perché così potete guadagnarci qualcosa. Seguite la musica, prendete sì tutti i consigli che vi danno, ma se sentite che la vostra meta è un’altra, seguitela perché sicuramente vi darà qualcosa di grande!»

Serena Ferraiuolo

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