Intervista ai quattro capitani delle squadre del Gioco del Pozzo: VIVA MONTEVARCHI!

Suonano le trombe e rullano i tamburi, le strade si popolano di cavalieri, dame e giullari. Per un fine settimana il centro storico di Montevarchi torna indietro nel tempo; è il XIII secolo e durante questa rievocazione storica l’iniziativa più attesa è la tradizionale competizione del Gioco del Pozzo che vede coinvolti tutti i quartieri di Montevarchi: San Lorenzo, San Francesco, Santa Maria e Sant’Andrea. Il gioco storicamente stabiliva quale tra questi gonfaloni avrebbe avuto la priorità nell’attingere l’acqua dal pozzo cittadino nei periodi di siccità e di guerra. Ecco perché il premio che va al vincitore della contesa è una “mezzina”, tipico contenitore d’acqua che simboleggia il diritto acquisito. Ogni anno la gara cresce per il suo valore storico-tradizionale, ma soprattutto vede sempre di più aumentare lo spirito di competizione tra i giocatori e soprattutto il pubblico, che riempie le tribune dal venerdì alla domenica. Ma cosa provano i giocatori in quel campo, come si preparano o come vivono i giorni appena precedenti alla competizione?

A questo proposito abbiamo deciso di intervistare i quattro capitani delle squadre, affinché ogni cittadino conosca e si riconosca in chi porta avanti i loro colori con orgoglio.

Oltre al puro aspetto agonistico, gioco del pozzo è storia, tradizione, usi e costumi. Come vivete il “contorno” di questo evento?

Daniel, Gianni, Walter, Roberto: «È sempre molto coinvolgente per noi far parte di un’atmosfera medievale, come quella della rievocazione storica. Questo ci permette di legarci in modo speciale alla nostra città rivivendola in un contesto diverso che ci fa balzare indietro nel tempo. C’è entusiasmo, ma anche ansia perché speri che tutto vada per il verso giusto e per questo serve una forte collaborazione. L’ambientazione, i costumi aumentano l’emozione, la competitività e già dal montaggio delle tribune si comincia a sentire la tensione, l’adrenalina che sale».

 Anche se tutte montevarchine, è normale che tra le squadre ci sia una certa rivalità. È un qualcosa che resiste tutto l’anno o il confronto si acuisce soltanto alla vigilia delle partite?

Daniel, Roberto: «Siamo quasi tutti ragazzi nati o cresciuti a Montevarchi, ci conosciamo nel bene o nel male, e dire che c’è rivalità durante tutto l’anno sarebbe assurdo. La settimana del gioco ci accendiamo e nessuno vuole perdere, durante la partita può succedere di tutto».

Walter: «La rivalità rimane all’interno del cerchio del campo e al fine settimana della festa. È normale durante l’anno invitare o essere invitati dalle altre squadre ad alcune cene o eventi che si tengono nei vari rioni e molti di noi hanno amici nelle altre squadre».

Gianni: «Sicuramente nei mesi estivi la competitività aumenta. La nostra squadra forse sente maggiormente la sfida con il quartiere San Francesco, ma è il rischio di essere vincenti perché sono campioni ormai da 6 anni ed è la Squadra da battere. Devi sapere che già dal giovedì io smetto di dormire. L’agonismo, la pressione di far bene e gli allenamenti di tutto l’anno si spera sempre diano i loro frutti».

Il gioco del pozzo è un evento che contribuisce notevolmente alla fama della città. Da capitano quali valori senti di portare avanti in questo senso?

Walter: « I valori sono quelli su cui giuriamo prima delle partite, quindi lealtà, rispetto dell’avversario e delle regole, che si avvicinano molto ai valori del rugby che molti di noi praticano o hanno praticato. Questi sono sempre importanti anche al di fuori del gioco».

Daniel: «È un onore, ma anche un grande dovere guidare il mio gonfalone e i miei ragazzi per questo evento. Noi facciamo sempre il massimo per portare visibilità e tenere alto il nostro nome anche al di fuori di Montevarchi».

Roberto: «Senza dubbio il senso di appartenenza è importante, l’ORGOGLIO, spirito di squadra e competizione! Levando anche solo uno di questi valori diventerebbe semplicemente una partitella amichevole».

Gianni: «Io sono proprio un montevarchino convinto e fiero di essere il capitano del mio quartiere. Ho iniziato questo sport che avevo solo 18 anni e ora ne ho 26. Mi hanno nominato capitano 6 anni fa, nel corso di un cambio generazionale e dunque ho dovuto lavorare tanto per ricreare una squadra forte e compatta. Spero di essere riuscito a ottenere ottimi risultati non solo sul campo, ma anche a livello di aggregazione. Ormai non siamo più solo compagni di squadra, ma un gruppo di amici. Posso dire di sentirla proprio mia la squadra, sempre portando rispetto a chi c’era prima di me e che ancora oggi mi aiuta. Mi “gasa abbestia” essere chiamato di fronte alla città a rappresentare i miei colori. Mi dispiace solo che ancora non ci sia tanta partecipazione al gioco da parte dei più giovani magari. A volte si potrebbe coinvolgere molte più persone, ma oggi è difficile trovare giocatori che vengono tutto l’anno e prendono l’impegno di allenarsi, cosa ormai fondamentale per il livello a cui siamo arrivati. Come in ogni sport è importante avere la voglia e passione per dedicarci tempo».

Ultima domanda: durante i giorni del perdono la piazza centrale si riempie di gente che viene a sostenere a gran voce i vostri colori. Quali sensazioni, emozioni provi durante il gioco che ti senti di condividere con coloro che fanno il tifo per voi?

Roberto: «Direi che vedere la piazza piena di gente che fa il tifo per noi è spettacolare, una gioia immensa per noi giocatori che ci alleniamo con tanto sacrificio per rendere il gioco del pozzo ancora più bello e per rendere merito ai nostri tifosi».

Daniel: «Ovviamente posso solo ringraziare chi da tanti anni ci segue e ci sostiene senza mezzi termini ed è bello dare un qualcosa in più anche per loro quando siamo in campo».

Walter: «Gli spalti gremiti, la sabbia del campo e gli avversari danno la sensazione di entrare in un’arena (un po’ come i gladiatori, nelle dovute proporzioni) nel centro di Montevarchi e ognuno di noi prova un mix di emozioni che soprattutto i primi anni sono molto contrastanti e forti, tanto che qualcuno ne rimane letteralmente “bloccato” ».

Gianni: «Questa domanda mi emoziona. Il nostro tifo è tutto. È bellissimo entrare e sentire i cori del nostro quartiere che sono lì per noi. Ci danno quella carica in più che serve per vincere, perché sì, quest’anno vogliamo VINCERE».

La redazione de La Lente ringrazia i capitani per la loro disponibilità nel rispondere alle curiosità non solo nostre, ma di tutti gli abitanti di Montevarchi. Non resta che fare un grosso in bocca al lupo alle squadre e dare appuntamento “a lo popolo tutto” a sabato 1 e domenica 2 settembre per urlare ancora una volta: VIVA MONTEVARCHI!

In ordine alfabetico:
Quartiere Sant’Andrea: Daniel Barrows
Quartiere San Francesco: Walter Vieri
Quartiere San Lorenzo: Roberto Martone
Quartiere Santa Maria: Gianni Resti

Michela Uliano
Alberto Fratini

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