“Ken Saro è morto! Evviva Ken Saro Wiwa!”

kensarowiwa1Lo scorso 10 Novembre ricorrevano i vent’anni della morte di un grandissimo uomo della storia di cui, purtroppo, si conosce troppo poco: Ken Saro Wiwa. Poeta e attivista nigeriano, fino dagli anni ottanta, denunciò apertamente le multinazionali occidentali (prima fra tutte la Shell) che, con ingenti perdite di petrolio, stavano danneggiando l’ecosistema del luogo e la salute del popolo Ogoni. Con una manifestazione del 1993, alla quale partecipò un quinto di tutta la popolazione (circa 300.000 persone), Ken Saro dichiarò di provare «sgomento per la vergognosa povertà del popolo che vive su una terra molto generosa di risorse e rabbia per la devastazione di questa terra». A questa manifestazione seguirono quattro suoi arresti con l’accusa d’esser “troppo emotivo”, tra il 1994 e il 1995, tutti eseguiti da una commissione di corrotti e fasulli che, pur di portare avanti i propri sporchi interessi, cercò di zittire la voce della protesta. Fu proprio in quegli anni di prigionia che scrisse la famosa poesia “La mia prigione”, testimone di uomo che non si fece abbattere dalle ingiustizie.
Infine, il 10 Novembre 1995, Ken Saro Wiwa fu impiccato insieme ad altri otto Ogoni. Prima di morire il poeta disse: «Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua». E così fu. La notizia della sua morte fece il giro del mondo: la regina Elisabetta, Bill Clinton e Nelson Mandela pronunciarono parole di rabbia verso gli esecutori di questo “assassinio giudiziario”, come lo definì poi il primo ministro britannico John Major. Seguirono giorni di lutto in tutto il paese e, soprattutto, processi giudiziari da parte dell’Onu, di New York e di Londra. Al termine delle indagini, la Shell ne uscì colpevole e con una somma di 15 milioni di dollari da pagare in risarcimento al popolo nigeriano. Il figlio Ken Saro Wiwa Jr. oggi si dice soddisfatto e afferma che suo padre «sarebbe felice dei risultati ottenuti».
“Ma la lotta continua”. La Nigeria è ancora povera e ci vorranno almeno trentanni per riparare al danno della Shell. Inoltre la storia di Ken Saro non è isolata: purtroppo in molte parti del mondo la rincorsa all’oro nero genera povertà, inquinamento e conflitti.
Ancora una volta gli interessi economici rimangono più alti di quelli verso le persone e l’ambiente. Ma non possiamo arrenderci, non possiamo dimenticare. In Italia ci sono state le orazioni di Roberto Saviano e la musica del Teatro degli Orrori che con la canzone “A Sangue Freddo” (A Sangue Freddo, 2009), hanno reso omaggio a Ken Saro Wiwa, “un eroe
dei nostri tempi!”.

Andrea Gemelli.
(S)HELL.web

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