Con la chiusura della porta apriamo la nostra vita alla Misericordia!


“Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia”. Queste sono le parole con cui Agostino commenta il Vangelo di Giovanni 8,1-11 e con cui Papa Francesco apre la lettera apostolica Misericordia et Misera” alla chiusura di questo anno giubilare. Il brano del Vangelo cita l’incontro tra il Signore Gesù e la donna adultera, che finisce con il perdono e l’invito a non peccare più. Detto questo il papa dichiara che «la misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza», deve cioè assumere lo stesso atteggiamento di Gesù, che ci viene incontro non tanto per giudicarci, punirci o annullarci, bensì per avvolgere la nostra vita del suo Amore, che ci dona gratuitamente. Soprattutto laddove cadiamo nel peccato, nell’errore e ci imbattiamo nelle nostre fragilità, il Signore viene per sanarci, per farci rialzare, per dirci che la nostra vita, pensata da Dio a immagine del Figlio, non finisce in tutto questo! La prima sfida della misericordia, a mio modesto parere, è proprio quella di accogliere la misericordia di Dio su di noi, proprio dove non ci accettiamo, siamo deboli, non ci piacciamo! Accogliendo l’Amore di Dio possiamo avere poi la forza di donare la misericordia ricevuta ai fratelli e sorelle che incontriamo nel nostro cammino. Attraverso questa scia di trasmissione possiamo vivere e portare la gioia di essere perdonati, amati e inviati così come siamo, nella luce nuova della sua grazia! E tutto questo può essere vissuto a partire dalla preghiera e dalla liturgia domenicale, dove si celebra la misericordia di Dio; dalla Parola di Dio, dove si narra l’amore misericordioso; nel sacramento della Riconciliazione, dove il Signore ci aspetta non per buttarci giù col peso dei nostri peccati, ma per assumerli a sé e rigenerarci a vita nuova. Siamo invitati a continuare a vivere la misericordia del Signore ancora più concretamente: nei poveri, centro del Vangelo, vicini e lontani, carcerati e forestieri, migranti, stranieri, malati, anziani, persone sole e sofferenti, fino ai più vicini, anche i più molesti. Ognuno di noi porta in sé le povertà della sua storia, ma anche le potenzialità, i doni, che il Signore ci ha dato perché Egli veramente, più di noi, vuole che fioriamo pienamente: ecco la nostra vocazione!.

Carlo Midelio.

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