“LA CITTÀ INVISIBILE”

le-città-invisibili1Che cos’è la città invisibile? È la comunità dei sordi. Perché la sordità non si vede, è visibile solo a chi la vuole vedere.
La mia esperienza con la sordità è iniziata tre anni fa, per caso, per curiosità, con la voglia di conoscere la Lingua dei Segni, lingua che usano molti sordi per comunicare. Dal primo momento in cui sono entrata nella stanza in cui si svolgeva il corso di Lingua dei Segni Italiana, LIS, di primo livello, ho scoperto un nuovo mondo, una cultura completamente differente da quella in cui siamo immersi ogni giorno. Oggi sto frequentando il corso di terzo livello, il mio percorso alla scoperta della lingua è ancora molto lungo e spero di poterlo concludere al meglio, magari con la specializzazione per interprete.
In questi tre anni ho avuto la possibilità di conoscere persone, diventare amica di sordi segnanti, di apprendere le loro esperienze di vita, la voglia di stare insieme e di comunicare con gli udenti.
“Io sogno un mondo con mani che danzano nell’aria”, inizialmente questo doveva essere il titolo della mia tesi di laurea in Scienze dell’educazione sociale, un elaborato a sostegno della Lingua dei Segni Italiana, metodo educativo e mezzo di comunicazione essenziale per una persona sorda. Il mio obiettivo è quello di far conoscere questa realtà e cercare di far aprire gli occhi a chi non vuol vedere.
Molti udenti ancora oggi, chiudono gli occhi, rifiutano questa lingua e le mani che segnano sono rese invisibili proprio da loro. Far conoscere la sordità a tutti, per rendere finalmente visibile questa disabilità, essere accettati senza pregiudizi come una minoranza culturale e linguistica. Eliminare il diffuso pregiudizio che un sordo è necessariamente muto, i sordi hanno la voce, ma hanno difficoltà a controllarla ed usarla per parlare. Leggere sulle labbra è un aiuto, ma ha molti limiti, tutto il rapporto con la lingua parlata è innaturale, è possibile ma non è spontaneo: è come immaginare di guidare un’automobile che abbia solo la retromarcia, che è appunto una guida innaturale, è vero che è possibile anche fare il giro del mondo in retromarcia, ma qualcuno provi… e poi mi dica dove è arrivato e a che punto si è fermato.
La conoscenza è l’arma con cui combattere il pregiudizio e promuovere quindi la comunicazione, per gettare un ponte tra la città visibile e quella invisibile, un ponte chiamato bilinguismo, Italiano-LIS. Entrare nella comunità sorda è come vivere in un mondo quasi parallelo dove, solo quando ti trovi al suo interno, puoi capire con cosa devono convivere queste persone ogni giorno: difficoltà di comunicazione, fraintendimenti, vivere nel silenzio. Segnare e non parlare, questa lingua ti cambia la vita, ti insegna ad osservare il mondo da un’altra prospettiva, richiede il continuo contatto visivo, che tra noi udenti spesso sparisce nelle altre mille azioni che vogliamo fare mentre parliamo, anche se siamo consapevoli che questi nostri atteggiamenti danno fastidio all’altro e a noi.
Con la Lingua dei Segni sei costretto ad essere sempre attento alla postura, all’espressione e a tutti gli altri movimenti che il corpo utilizza per comunicare, guardare, scrutare per non rischiare di perdere neanche un istante. Esserci e non lasciarsi distrarre dal resto, amplificando tutti i sensi.
I sordi non vogliono sembrare udenti, non lo sono, vogliono solamente vivere la loro vita. Hanno le solite capacità intellettive di una persona udente, cambia solamente la modalità di acquisizione delle informazioni che vengono percepite principalmente usando la vista.
In passato la difficoltà di comprensione e integrazione della persona sorda nella società ha portato addirittura alla privazione dei diritti fondamentali, escludendole del tutto dalla vita civile. Quando finalmente la società si è resa conto che la persona sorda, non era priva di intelligenza, ha iniziato a modificare l’atteggiamento nei suoi confronti, ma ancora oggi la vita e la convivenza sono difficili.
Giulia Bucci.
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