…POTEVAMO CREARE OVUNQUE LA BELLEZZA

vanni_santoni_alla_presentazione_di_Muro_di_casse_al_Macao_MilanoMuro di casse è l’ultimo libro scritto dell’autore montevarchino Vanni Santoni pubblicato dalla nuova collana Solaris di Laterza che propone nuove letture del contemporaneo. Il libro ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica, ecco quindi l’esigenza di intervistare un grande scrittore, testimone di una realtà lontana dall’ordinario, ma che “ha avuto un arco vitale tale da poter guardare indietro e storicizzare”.
– Chi è Vanni Santoni? Come risponderebbe a questa domanda di fronte ad uno studente di letteratura contemporanea?
Come diceva Calvino, la biografia di uno scrittore corrisponde alla sua bibliografia. Dunque, sono l’autore di Personaggi precari (RGB, 2007; poi Voland, 2013), Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza, 2011), L’ascensione di Roberto Baggio (Mattioli 1885, 2011, con Matteo Salimbeni) Tutti i ragni (:duepunti, 2012) Terra ignota (Mondadori, 2013), Terra ignota 2 – Le figlie del rito (Mondadori, 2014), Muro di casse (Laterza, 2015), il fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax, 2013) e il curatore della collana di narrativa di Tunué.
– Come è nato il progetto di “Muro di casse”?
È da quando ho cominciato a scrivere che coltivo l’ambizione di produrre qualcosa sul mondo dei free party, quelli che i giornali chiamano impropriamente ‘rave’. Le ragioni erano due: da un lato ho sempre trovavo grottesco lo stacco tra la complessità del fenomeno e la narrazione meschina che ne facevano i media; dall’altro, si trattava di un mondo che trasudava storie, spesso avventurose e a volte incredibili, come quella dei Desert Storm, una tribe inglese che andò a organizzare feste per le popolazioni che vivevano sotto assedio in ex Jugoslavia, a guerra ancora in corso, e che ritroviamo, romanzata ma aderente alla realtà, nell’ultima parte del libro.
– Qualche parola sul libro
La trama è semplice: si tratta della storia di un tale che vuole scrivere un libro sui free party. Per farlo va a dialogare con tre personaggi, che rappresentano tre diverse modalità di fruizione del fenomeno – un semplice ancorché assiduo frequentatore; una organizzatrice arrivata da un percorso diverso, legato alla politica di movimento; una persona che ha fatto della free tekno uno stile e una scelta di vita – e tre diversi stati di coscienza, dai sensi all’intelletto fino allo spirito. Molti hanno parlato di “romanzo ibrido” perché Muro di casse usa uno spettro ampio di strumenti: c’è il romanzo, ci sono il reportage, l’apparato documentale, il pastiche, l’intervista, ci sono pure i versi, ma io credo che ormai il romanzo sia un genere che può includere tutti questi elementi senza perdere la propria natura. Come scriveva Gospodinov, ‘il romanzo non è ariano’. Anzi, è meticcio e propenso al sincretismo. Sincretica è anche la free tekno: si tratta di un fenomeno che ha radici ideologiche nel punk ma anche nella cultura hippie; che usa uno strumento – il soundsystem – inventato dai giamaicani per il reggae, ma ha radici musicali nella club culture; che si basa, in ultima istanza, su musica messa assieme da fonti diverse, spezzata, amalgamata, mixata,
trasformata in flusso.
– È un romanzo ibrido, ma può definirsi anche un po’ autobiografico? Oppure, se fosse un personaggio del suo libro chi sceglierebbe di essere e perché?
In Muro di casse ci sono quattro protagonisti: la voce narrante, che non si vede mai (e per rinforzare tale aspetto è addirittura virata alla seconda persona); Iacopo Gori, un valdarnese a cui, come detto sopra, è affidata la dimensione edonistica e sensuale del mondo dei free party; Cleopatra Mancini, fiorentina, che rappresenta la dimensione teoretica e intellettuale; infine la lucana e nomade Viridiana, che rappresenta l’aspetto spirituale. Il lettore di Muro di casse potrebbe essere portato a sovrapporre l’autore con la voce narrante per ragioni di prossimità, oppure a Iacopo per una questione di genere o per il fatto che nel mio primo romanzo, Gli interessi in comune, costui era in effetti quello tra i protagonisti più vicino a essere un mio alter ego. Ma se un lettore si approcciasse alla mia scrittura a partire dal racconto Emma & Cleo, contenuto nell’antologia L’età della febbre da poco uscita per minimum fax, e che ha come protagonista la stessa Cleopatra di Muro di casse, penserà subito che è lei la mia vera alter ego. Altri potrebbero ben ritrovare il mio pensiero in quello di Viridiana, più che degli altri personaggi. La verità è che da sempre, quando scrivo, cerco di dividermi e innervarmi in più coscienze diverse – e diverse da me. Non mi attira l’idea di un alter-ego ‘puro’: mettendo qualcosa di me in ciascun personaggio, prendo possesso della cabina di comando; differenziando tutto il resto, gli do un’autonomia di pensiero e azione che un mio doppio non avrebbe. Questo approccio, a pensarci, torna anche quando lavoro a partire da figure diverse da me stesso: se i protagonisti degli Interessi in comune nascevano da una sorta di sommatoria di svariati amici, conoscenti e personaggi di paese, e lo stesso valeva per alcuni dei protagonisti di Se fossi fuoco arderei Firenze. Non mi interessa auto-rappresentarmi o parlare di me, la coscienza dell’autore è solo un’arma in più che si può usare per dare nerbo a questo o quel personaggio.
6268204_400988 (1)– Di cosa si sta occupando adesso? C’è già in progetto un altro romanzo?
Sto scrivendo due nuovi romanzi, ma è tutto ancora a uno stadio troppo embrionale per parlarne in modo sensato.
– Le chiedo infine un annuncio ai suoi lettori o un motivo sul perché conoscere questa realtà dei free party?
Qualcosa di enorme ha attraversato l’Europa e le vite di centinaia di migliaia di europei per oltre vent’anni: una vera e propria avanguardia, oltre che la più importante controcultura giovanile degli ultimi decenni (e la prima a essere sinceramente transnazionale). Di fronte a tutto questo, i media prima non se ne sono neanche accorti, poi hanno reagito liquidando il fenomeno a marginalità, quando non criminalizzandolo. Si capisce che nella scollatura tra realtà e vulgata c’è un enorme spazio narrativo, che Muro di casse prova in parte a colmare, raccontando le storie di alcuni protagonisti di quel mondo dal grande respiro romantico e ribelle.

Michela Uliano

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