Vivere la vita da titolari e non da riserve! AGORA’ DEI GIOVANI FIESOLANI 2017

«Grazie di cuore per l’accoglienza, l’ascolto e l’ospitalità. Grazie per aver condiviso con noi un piccolo pezzetto delle vostre vite. Auguri di buon proseguimento a tutti e a ciascuno! Siamo certi che Chiara saprà starvi vicina e ringraziarvi molto meglio di noi. La vita a volte è una salita, altre volte un percorso a ostacoli ma ha un grande traguardo e come dice la nostra – e vostra – Chiara, vale la pena spenderla bene!» Maria Teresa e Ruggero – Chicca e Franz.
Con questo pensiero, breve ma significativo, si è chiusa di fatto l’Agorà dei Giovani Fiesolani 2017 che come ogni anno ha raccolto al Teatro Salesiano di Figline V.no tutti i giovani della Diocesi. L’incontro di quest’anno intitolato “Lascia l’Impronta” voleva essere un ulteriore invito da parte di Papa Francesco, dopo l’anno della Misericordia e la GMG di Cracovia, a stimolare i giovani a non rimanere seduti sul divano, ma a mettersi in gioco e partecipare “da titolari e non da riserve” alla propria vita. Ed è proprio dal discorso del pontefice in Polonia che ha avuto inizio la serata: scandita dalle note del gruppo musicale Progetto 1 di Loppiano, è proseguita con la testimonianza dei genitori e degli amici più cari di Chiara “Luce” Badano, uno degli esempi più forti ed emblematici della vita spesa per la fede, anche se ostacolata dalla morte. Gli inizi nel movimento dei Focolarini, poi la vita fortemente impegnata verso i più bisognosi e mai banalizzata dal delicato momento attraversato dai giovani in quel periodo (gli anni ’80), fino alla straziante scoperta della malattia e alla morte, che Chiara ha interpretato da sempre come un viaggio verso un’altra vita. Davvero tanti gli spunti di riflessione offerti da questo incontro, uniti al ricordo del Giorno della Memoria che cadeva proprio in concomitanza con l’Agorà. Particolarmente toccanti le parole di Franz Coriasco, amico storico della famiglia Badano:
«Nella Giornata della Memoria, voglio ricordarmi e ricordare che tutti abbiamo le nostre “cattedrali del dolore”, come un barcone in fuga che affonda, un reparto di oncologia o una favela brasiliana. Ma voglio dirvi di non aver paura di regalare uno sguardo, perché basta quello per fare in modo che l’umanità abbia un altro tassello importantissimo. A volte la fede mi fa sentire come un paracadutista: precipito nel vuoto ma so che il paracadute, il Signore, si aprirà e mi salverà.»
Infine i saluti e i ringraziamenti del Vescovo di Fiesole Mario Meini, che ha espresso tutta la sua gioia e la sua gratitudine verso gli ospiti e ha di nuovo incoraggiato i tantissimi giovani intervenuti perché siano davvero il futuro e il rinnovamento della fede cristiana.

Cosimo Rossi

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